Passa ai contenuti principali

Totu


Salvatore Bianco è un pescatore gallipolino di 87 anni, padre di nove figli. Oggi, dopo 77 anni di duro lavoro, “si limita” a produrre nasse di giunco nel suo piccolo magazzino, situato in uno strettissimo vicolo di Gallipoli vecchia, laddove le case si affacciano sul porto mercantile della città. Più che un magazzino di nasse e attrezzi di lavoro, il suo sembra un magazzino di ricordi, un vero e proprio museo. Per accedervi bisogna attraversare una bassa porta di legno, per poi scendere uno scalino. Molte nasse occupano gran parte del pavimento, mentre altrettante pendono dal soffitto. I muri sono letteralmente tappezzati di fotografie, alcune mozzafiato, come quella in cui un giovanissimo Totu meu, così è chiamato Salvatore a Gallipoli, è seduto a cavalcioni su una gigantesca tartaruga liuto (in passato la tartaruga era considerata una leccornia a Gallipoli, e il suo sangue veniva utilizzato per curare le anemie). In un’altra foto, il volto di Totu, ritratto all’epoca in cui era imbarcato sulla motocannoniera Segugio, campeggia sullo skyline di Venezia.
Mi accorgo subito che Salvatore è perfettamente a suo agio davanti all’obbiettivo della fotocamera: non guarda mai in camera, le sue pause e la sua mimica facciale sono degne di un attore di teatro, tutto mi fa pensare di trovarmi davanti ad una persona abituata a stare sotto i riflettori. Ed effettivamente, tra le tante foto che ci tiene a mostrarmi, ce ne sono diverse che lo ritraggono addirittura in compagnia di giornalisti Rai. È così che abbandono ben presto l’illusione di essere arrivato per primo. Allora scelgo di realizzare un cortometraggio non tanto per raccontare la storia di questo personaggio, bensì per provare a restituire l’aura che lo circonda, per ricreare l’atmosfera che si respira varcando la soglia del suo piccolo rifugio.
Gli aneddoti che mi racconta sono tanti, troppi per quella che è la durata del corto che ho in mente. Mi racconta di quando rischiò la vita in mare per via del motore in avaria, di quando, alticcio, andò a consegnare una lettera all’onorevole Spadolini, pregandolo di farsi abbuonare una pesante sanzione (che alla fine dovette pagare ugualmente), di quando si ritrovò su delle cartoline, dopo essere stato fotografato a sua insaputa mentre intrecciava delle nasse: “Tocca bene quai cu me tae tomila euru” (“Deve venire qui a darmi duemila euro”), scherza Salvatore, riferendosi al fotografo in questione.
Salvatore è una persona a cui piace parlare del suo passato e stare in compagnia. Perdendosi per i vicoli del centro storico è possibile che all’improvviso ci si imbatta nel suo viso rugoso, o nella porticina del suo magazzino. Qualora dovesse succedere, consiglierei a chiunque di bussare e provare a varcare quella soglia, assistendo al dispiegarsi lento e piacevole di un pezzo di storia gallipolina.

Commenti

Post popolari in questo blog

La festa di Santa Cristina a Gallipoli

Dinanzi ai miei occhi, in un minuscolo cortile cinto da bianchissime mura, si sta svolgendo una fase cruciale di una ricorrenza gallipolina tra le più sentite. Una figura femminile è legata ad un tronco, gli occhi rivolti al cielo, due frecce le trafiggono il costato; tutt’intorno un via vai frenetico di uomini. Si tratta dell’allestimento della statua in cartapesta di Santa Cristina, che verrà prima esposta ai fedeli all’interno dello stesso cortile, e poi portata in processione per le strade della città. L’atmosfera è distesa, i membri della confraternita di Santa Maria della Purità scherzano tra loro, prendendosi in giro e scoppiando, di tanto in tanto, in fragorose risate. Il culmine del divertimento viene raggiunto, forse, quando uno dei confratelli si accorge che l’addetto alla potatura degli addobbi floreali ha inavvertitamente tagliato uno dei fili elettrici che alimentano le lampadine che servono ad illuminare la statua dal basso. Sotto lo sguardo estatico di Santa Cristina,...

Storni urbani

Gli storni sono tra gli uccelli più adattabili, e, da non molti anni, hanno cominciato a usare le città come siti di nidificazione, nidificando negli anfratti degli edifici, nei fori delle pareti e tra le tegole dei tetti (1). Se da un lato questi uccelli sono causa di alcuni problemi per l’uomo (tra i quali l’elevata produzione di guano) (2), dall’altro, insieme ad altre specie, fungono da prede per animali generalmente considerati meno molesti. È il caso del falco pellegrino (3), predatore che oggi non è più raro avvistare su palazzi e campanili. Lo storno europeo è stato introdotto in molte aree del globo, incluso il Nord America, dove dagli iniziali 160 individui rilasciati a fine Ottocento nel Central Park di New York da Eugene Schieffelin (il quale aveva deciso di portare negli Stati Uniti tutti gli uccelli menzionati nelle opere di Shakespeare) si è passati alle centinaia di milioni di esemplari attuali (4). Uno studio del 2015 (5) ha dimostrato come la morfologia delle a...

Coppia di lupi in Appennino

In primavera, i lupi nati l'anno precedente tendono ad abbandonare il branco nativo, vagando alla ricerca di un/a compagno/a con cui formare un nuovo nucleo familiare. È probabile che quella che si vede in video sia una coppia neoformata, e che i due lupi stiano ancora "prendendo le misure".